Il ragazzo degli oceani

Il progetto di un ventiduenne per eliminare la plastica dai mari del mondo
L’olandese Boyan Slat aveva solo 17 anni quando presentò la sua invenzione al mondo.
Grazie alla validità della sua idea ed alla sua capacità espositiva ha raccolto con il metodo del crowdfunding oltre due milioni di dollari ed oggi, che di anni ne ha 22, è a capo di un team di ricercatori ed esperti, molti dei quali a loro volta giovanissimi, e sta progressivamente mettendo in pratica la sua idea tramite l’azienda The Ocean Cleanup appositamente fondata.
Le competenze presenti nel progetto, garantite dalla presenza di esperti internazionali, coprono tutti gli aspetti necessari: ingegneria, oceanografia, ecologia, diritto marittimo, finanza e riciclo dei rifiuti.

Tra le varie tappe del suo fulminante percorso, nel 2014 Boyan Slat ha ottenuto il riconoscimento di “United Nations Champions of the Earth”, il più alto riconoscimento delle Nazioni Unite a favore di chi “ha prodotto un impatto positivo sull’ambiente”.

Il concetto che sta alla base della sua intuizione è piuttosto semplice da spiegare (con le dovute semplificazioni): sfruttando le correnti marine, un sistema di barriere galleggianti ancorate al fondale cattura i rifiuti e li convoglia a delle piattaforme attrezzate per la loro compattazione, raccolta e successivo riciclo e trasformazione in energia.

Se per quest’ultimo aspetto, cioè il riciclo e trasformazione in energia, la ricerca e lo studio del metodo più efficace sono ancora in corso, il resto del progetto ha ormai superato brillantemente gli studi di fattibilità e la sperimentazione su ampia scala. Le barriere sono in fase di posizionamento definitivo e si conta di estenderle per oltre 100 km entro il 2021. Questo consentirebbe di intrappolare la maggior parte dei rifiuti plastici presenti nell’Oceano Pacifico, il più interessato da questa massiccia forma di inquinamento.

Ogni anni infatti entrano nei nostri mari oltre 8 milioni di tonnellate di plastica, che a causa delle correnti oceaniche si concentrano in 5 aree principali. Circa un terzo di questi rifiuti si accumula un una zona dell’Oceano Pacifico, nota come “Great Pacific Garbage Patch” ( la grande chiazza di immondizia del Pacifico nota in Italia come “isola di plastica”).
Il progetto di Boyan Slat si pone l’obiettivo di dimezzarne la vastità in soli 10 anni, il tutto con un sistema che costa circa il 3%, ovvero 33 volte meno delle attuali forme di intervento (peraltro molto meno efficaci) che utilizzano reti trainate da navi.

Si tratta di una vera e propria lotta contro il tempo: la plastica che galleggia negli oceani interferisce con la vita degli animali e dei pesci, andando a finire nel loro stomaco o imprigionandoli fino alla morte e rischiando oltretutto di finire nel nostro sistema alimentare.
Inoltre nel tempo la spazzatura si decompone in micro-plastica ancora più difficile da recuperare: ecco perché l’iniziativa di The Ocean Cleanup è importante ed è essenziale che entri quanto prima a regime.

Non ci resta che sperare che l’intuizione del giovane Boyan sia quella giusta e che molti altri come lui sviluppino nuove idee e realizzino progetti innovativi per aiutare l’umanità a risolvere i suoi problemi di massacro ambientale globale messo in atto dalle generazioni precedenti.

Alla faccia dei bamboccioni!
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