Il G7 (6+1) di Bologna sull’ambiente

Gli Stati Uniti confermano la loro nuova posizione contraria all’Accordo di Parigi

Si è concluso - tra le ormai abituali imponenti misure di sicurezza e manifestazioni di protesta - il G7 sull’ambiente di Bologna, che ha visto la presenza nel capoluogo emiliano  di USA, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Regno Unito, oltre ai paesi ospiti Cile, Etiopia, Maldive e Ruanda.

Gli Stati Uniti, dopo la partenza anticipata, ma già da tempo prevista, del direttore dell'Agenzia Federale per l'Ambiente Scott Pruitt, sono stati rappresentati da un funzionario di livello minore, mandando innegabilmente un segnale di disinteresse e disimpegno verso i temi in discussione.

Discussione si è incentrata su alcuni temi specifici, tutti molto cari anche a noi di Idealservice e sui quali ci siamo già soffermati su IdealNews: rifiuti in mare (marine litter), riciclo ed economia circolare, tassazione ambientale ed eliminazione dei sussidi dannosi all'ambiente, con l'aggiunta di misure di sostegno alle economie africane.

Secondo il Presidente del summit, il nostro Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, si è trattato di un successo perché i partecipanti sono riusciti a creare un clima costruttivo e di dialogo a fronte di ipotesi iniziali di rottura e di muro contro muro, tuttavia è innegabile la perplessità che nasce dalle divergenze manifestate dagli Stati Uniti in merito all’Accordo di Parigi.
 
È ben vero che il summit si è concluso con un testo approvato all’unanimità, quindi anche con la sottoscrizione degli USA, ma va purtroppo segnalata una postilla non irrilevante nella quale si chiarisce che gli Stati Uniti non aderiscono agli impegni del documento in merito al clima ed alle banche multilaterali per lo sviluppo (Mdb).

Nella postilla alla sezione 2 del documento finale si legge: "Noi gli Stati Uniti d'America continuiamo a dimostrare attraverso l'azione, avendo ridotto la nostra impronta di CO2, come dimostrato dal raggiungimento a livello nazionale dei livelli di CO2 pre-1994. Gli Stati Uniti continueranno a impegnarsi con i partner internazionali chiave in un modo che sia coerente con le nostre priorità nazionali, preservando sia una forte economia che un ambiente salubre. Di conseguenza, noi gli Stati Uniti non aderiamo a queste sezioni del comunicato sul clima e le MDB (banche multilaterali di sviluppo), agendo così rispetto al nostro recente annuncio di ritirarci e cessare immediatamente l'attuazione dell'Accordo di Parigi e gli impegni finanziari associati".

Gli altri paesi del G7 invece “riaffermano un forte impegno per una rapida ed effettiva implementazione dell’Accordo di Parigi, che rimane lo strumento globale per un efficace e urgente contrasto dei mutamenti climatici e per l’adattamento ai loro effetti e sono d’accordo nel considerare l’Accordo di Parigi come irreversibile e sul fatto che la sua piena integrità è cruciale per la sicurezza e la prosperità del nostro pianeta, delle nostre società, delle nostre economie. Le nostre azioni continueranno ad essere ispirate e guidate dal crescente slancio globale per contrastare i mutamenti climatici ed accelerare l’irreversibile transizione verso economie a basso tasso di carbonio, resilienti ed efficienti nell’uso delle risorse”.

Prendiamo atto della coerenza degli Stati Uniti nel proseguire nella nuova linea di scetticismo climatico già chiaramente espressa da Donald Trump e condividiamo allora solo in parte la soddisfazione e l’ottimismo del Ministro Galletti.

Il rifiuto statunitense dell’Accordo di Parigi ci pare dannoso non solo e non tanto per i danni diretti sull’ambiente quanto come impatto politico sulla comunità internazionale, quale esempio negativo verso paesi emergenti o comunque in difficoltà che potrebbero a loro volta rinunciare alla fatica di applicare l’Accordo.

Dobbiamo allora auspicare che la Comunità Europea riesca ad assumere un chiaro ruolo di leadership ambientalista globale: numeri e cultura diffusa ci sono tutti, la credibilità politica va costruita, consolidata, promossa.

Con innegabile beneficio e ricadute positiva sull’insieme delle relazioni internazionali nelle quali ’Europa continua a dimostrare tutta la sua fragilità e le sue contraddizioni.
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Commenti
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