La visione ecolologista di Macron

La creazione del Ministero della Transizione ecologica genera molte speranze

Emmanuel Macron, il neoeletto presidente francese, sta dando chiari segnali di profondo interesse verso i temi della cosiddetta green economy, sin dal simbolico cambio del nome del Ministero dell’Ambiente da lui rinominato Ministero della Transizione ecologica, alla cui guida è stato nominato Nicolas Hulot.

Il nuovo ministro è un giornalista ed ex conduttore televisivo che ha contribuito a diffondere tra il pubblico francese l’attenzione alla tutela dell'ambiente e la lotta al riscaldamento globale e fa parte di quell’idea di rinnovamento degli schemi politici e di coinvolgimento della società civile che ha marcato fortemente la campagna elettorale di Macron.

Il nuovo premier ha più volte affermato che la transizione ecologica della Francia è fondamentale per affrontare le sfide difficili dei cambiamenti climatici nonché per rilanciare l’economia francese ed europea in chiave green economy offrendo ai cittadini una qualità della vita migliore. Il tutto con l’obiettivo dichiarato di tradurre in provvedimenti governativi quanto stabilito dagli accordi di Parigi due anni fa (COP21), così pesantemente criticati dal nuovo presidente USA, Donald Trump.

La transizione ecologica definita da Macron coinvolge “tutti gli aspetti della vita economica e sociale” e si presenta innanzitutto come una transizione “economica ed energetica”, ovvero una transizione verso la green economy e l’economia circolare.

Si tratta di una transizione ecologica articolata in 6 capitoli di politiche e misure, tra le quali l’impegno a destinare 15 miliardi alla transizione stessa, il finanziamento del raddoppio della potenza eolica e solare fotovoltaica entro il 2022, la chiusura delle centrali a carbone entro 5 anni e l’aumento graduale della carbon tax a 100 euro a tonnellata di CO2 entro il 2030, la riduzione della dipendenza dell’energia elettrica nucleare nonché la promozione di misure per il risparmio energetico.

A queste misure si affiancano quelle di sostegno all’economia circolare, come ad esempio quello di dimezzare i rifiuti in discarica entro il 2025, di riciclare il 100% della plastica sempre entro il 2025, di introdurre un sistema di bonus-malus per incentivare i prodotti durevoli e penalizzare quelli nocivi per l’ambiente.

Segnaliamo anche importanti impegni verso l’agricoltura ecologica con la progressiva eliminazione dei pesticidi e verso la mobilità sostenibile con l’accelerazione della diffusione dei veicoli elettrici e con l’introduzione di un incentivo per la rottamazione delle autovetture ante 2001 con l’acquisto di un veicolo ecologico.

Al di là dei dettagli dei singoli provvedimenti, ciò che emerge con chiarezza è una impostazione generale delle politiche di Macron su di una linea in qualche modo antagonista a quella tracciata da Trump. Se Il Presidente USA infatti fa emergere l’idea che l’ambiente sia un lusso che non ci possiamo permettere, che la tutela del clima danneggi la competitività economica e l’occupazione, Macron ci indica invece che è possibile praticare un robusto riformismo ecologico in grado di misurarsi con le problematiche di un’economia di mercato.

Non dobbiamo nasconderci che il piano di Macron - e la stessa scelta di Hulot quale Ministro della Transizione ecologica - ha sollevato anche qualche perplessità e qualche critica, specie da parte di Greenpeace Francia che ritiene il programma ancora troppo poco incisivo, tuttavia la visione generale del presidente francese pare credibile e fortemente dirompente.

Ora Macron deve passare dalla dichiarazione di intenti alla concretezza delle azioni e dei provvedimenti.
Un passaggio molto significativo sarà di certo il G7 a Taormina, prima occasione nella quale Macron e Trump saranno presenti insieme come nuovi leader e come portatori di idee contrapposte, un appuntamento nel quale ci attendiamo un reale impulso verso l’applicazione degli accordi di Parigi, per ora essenzialmente disattesi, su cui Macron potrebbe giocare un ruolo importante.

Insieme, è il nostro auspico, alla presidenza italiana del vertice.
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Commenti
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