Vuoto normativo

In Italia mancano regole sul delicatissimo tema dell’eutanasia e della fine vita
Il 27 febbraio 2017 si è spento Fabiano Antoniani, artisticamente conosciuto come dj Fabo.
Reso cieco e tetraplegico da un incidente, dopo anni di terapie senza esito e senza speranza, Fabo ha scelto di terminare la sua esistenza ormai ridotta ad "lunga notte senza fine".
Per farlo ha dovuto rivolgersi ad una struttura sanitaria in Svizzera, paese dove l'eutanasia è regolamentata da una specifica legge, come in moltissimi altri paesi.

In Italia la pratica del suicidio assistito non è consentita, anzi: Marco Cappato, la persona che lo ha accompagnato, rischia un'incriminazione per istigazione al suicidio, con potenziale condanna fino a 12 anni.

Più in generale, anzi, nessuna delle questioni relative alla fine della vita è normata nel nostro Paese, non solo l’eutanasia, che né è l’aspetto estremo, ma nemmeno l’interruzione volontaria del trattamento terapeutico, in qualche modo garantito dall’art. della costituzione che recita “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

L’Italia vive la contraddizione di possedere un corpo legislativo eccessivamente pesante e complicato su alcuni temi ed invece molto carente o addirittura del tutto assente su altri.
Le proposte di legge giacenti in Parlamento sono moltissime, tra queste ben 6 (sei!) riguardano la fine vita, con minime speranze di venire approvate in tempi ragionevoli.

Il tema di cui stiamo trattando è incredibilmente difficile e complesso e ciascuno di noi ha le proprie rispettabilissime opinioni personali, elaborate sulla base della propria visione etica, delle convinzioni religiose, del percorso esperienziale.
Non è certo compito, e men che meno intenzione, di Idealservice esprimere una posizione sull’argomento, ma crediamo che sia invece importante esprimere l’auspicio che su questo e su tanti altri argomenti lasciati in sospeso il nostro Parlamento sappia legiferare presto e bene, qualunque sia la direzione delle sue decisioni.

Crediamo infatti che sia anche attraverso la capacità di esprimersi su questioni “alte” che si misuri la maturità civile e sociale di un popolo e di chi lo rappresenta e non vogliamo di certo che anche in questo ambito l’Italia resti fanalino di coda nella comunità internazionale.
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