Da Obama a Trump

Qualche tempo fa avevamo dedicato un post del nostro IdealBlog (ora sostituito da IdealNews) alle politiche ambientali di Barak Obama ed in particolare al suo Clean Power Plan, una serie di regole federali volte a ridurre le emissioni dagli impianti energetici, da molti considerato l’atto legislativo più coraggioso nella storia politica americana.

Oggi registriamo invece la posizione diametralmente opposta del suo successore alla Casa Bianca.

Donald Trump, infatti, a pochi giorni dal suo insediamento effettivo ha già avuto modo di far ben comprendere la sua posizione in merito alle tematiche ambientali ed a preoccupare seriamente la comunità scientifica internazionale e chiunque abbia a cuore i fragili equilibri del pianeta.

Tutto questo a pochi mesi di distanza dall’entrata in vigore delle nuove regole fissate dall’accordo internazionale di Parigi sul clima, che punta a contrastare l’innalzamento della temperatura media del pianeta. Un accordo già frutto di inevitabili compromessi che non aveva soddisfatto pienamente molti osservatori e che, come spesso in questi casi, farà fatica ad essere applicato anche senza la netta dissociazione del nuovo presidente USA.

La campagna elettorale di Trump è stata caratterizzata da posizioni nette e rigide su quasi tutti gli argomenti trattati e gli va riconosciuto il merito - purtroppo - di sembrare di essere, sinora, un raro caso di politico che mantiene le promesse elettorali.

Sul piano delle politiche ambientali aveva già fatto scalpore la nomina del procuratore generale dell'Oklahoma Scott Pruitt alla guida dell'EPA (Enviromental Protection Agency – Agenzia per la Protezione dell’Ambiente). Si tratta infatti di una persona molto vicina alle posizioni dei petrolieri e che ha espresso in diversi contesti il suo negazionismo climatico.

Immediatamente dopo l’insediamento di Trump alla Casa Bianca, è scomparso dal sito ufficiale dell’EPA ogni riferimento al Clean Power Plan di Obama, sostituito da un piano di indipendenza energetica degli USA basata sul rilancio delle trivellazioni alla ricerca di gas e petrolio.

Va ricordato che già nel 2012 Donald Trump aveva definito “una bufala” il cambiamento climatico, sostenendo pubblicamente che “il concetto di riscaldamento globale è stato creato dalla Cina per rendere meno competitiva l’industria statunitense”.

È anche noto che in termini più generali Trump ha promesso di mettere in discussione ogni accordo internazionale, compresa la presenza degli Stai Uniti nella Nato ed il loro ruolo nelle Nazioni Unite, sostenendo tra l’altro anche l’uscita dagli accordi di COP 21 dei quali abbiamo fatto cenno sopra.

In un mondo nel quale servirebbe una più convinta ricerca del dialogo e del reciproco riconoscimento le prime azioni e parole del Presidente di una delle principali potenze economiche e militari appaiono invece fortemente divisive, sollecitartici di rancori e risentimenti personali e statuali, a scapito di ogni tentativo di costruzione di un equilibrio internazionale più attento alla pace ed alla convivenza.

Tutto ciò non può che preoccupare noi di Idealservice, poichè la sostenibilità ambientale è uno dei valori sui quali abbiamo costruito il nostro percorso imprenditoriale e cooperativo ed desideriamo vederla rispettata e promossa in ogni campo. Nel nostro piccolo, siamo una comunità nella quale convivono e collaborano in amicizia migliaia di persone provenienti da decine di Paesi, portatrici di culture e tradizioni diverse ed ugualmente ricche e preziose e da questa consapevolezza, da questo esempio che rappresentiamo, nasce allora anche una speranza.

La speranza è che la pressione delle diplomazie mondiali (prima tra tutte quella europea, come sempre debole e ritardataria), della comunità scientifica, della società civile americana e mondiale riescano a riportate le politiche statunitensi su un binario che porti verso il miglioramento delle condizioni di vita sul nostro pianeta in tutti i loro aspetti, dalla pace alla tutela ambientale, dalla lotta al terrorismo a quella alla povertà.
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