Brexit

L’esito del referendum inglese ha sorpreso e stupito chi per mestiere dovrebbe avere le idee chiare su quello che succede: politici, economisti, giornalisti, in sostanza chi forma la cosiddetta opinione pubblica.
Evidentemente c’è un difetto di comprensione.

La politica non guida più le nostre società: dopo il grande sviluppo economico sociale dei decenni seguiti alla seconda guerra mondiale di cui la politica si è presa il merito, ora non c’è più sviluppo e la politica ne ha la responsabilità e si prende il discredito.

Il nuovo sviluppo doveva appoggiarsi su due pilastri: la globalizzazione e l’innovazione.
La globalizzazione ha portato un miliardo di persone fuori dalla povertà nei Paesi emergenti ma ha acuito le disuguaglianze all’interno delle nostre società.
L’innovazione tecnologica è vissuta con grande angoscia da larghissime fasce della popolazione, come una terra incognita e pericolosa.

Globalizzazione ed innovazione hanno prodotto, come mostra anche il referendum inglese, fratture profonde, trasversali e diverse da Paese a Paese: giovani contro anziani, grandi aziende contro piccole, classe media contro le élite, non laureati contro laureati.

L’insieme di globalizzazione e innovazione ha prodotto anche l’impoverimento di ampi strati del ceto medio e dei giovani in particolare.
La politica pare ipnotizzata dalla complessità dei problemi, come fosse estenuata - sempre più autoreferenziale e lontana, quasi si fosse ritratta dalla vita.
Mentre, come in tutte le fasi di crisi, stiamo assistendo  ad un continuo rafforzamento di una opposizione che sa quello che non vuole. Ma è assai più incerta nel dire, in positivo, quello che vuole fare.

In questo contesto divenuto indecifrabile per la politica la via di fuga è il cambiamento.
Il cambiamento è continuamente evocato, senza mai indicare né la direzione né i modi concreti per realizzarlo. A contare non è mai il programma. Verso dove e come andare. Ma il cambiamento in se stesso, che magicamente dovrebbe risolvere i nostri problemi, abituati come siamo a pensare che la soluzione stia nell’innovazione in quanto tale.

Riconoscere questa situazione è la prima cosa da fare per impostare una credibile proposta politica ed economica che affronti, piuttosto che rifiutare, le sfide della modernità.

La sfida è riempire di contenuto il vuoto che la parola “cambiamento” oggi nasconde.
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