Grecia ed Italia

Tutti noi abbiamo letto e seguito le sofferenze del popolo greco, i negoziati del suo governo, l'inflessibilità dei creditori. Noi, cittadini italiani, siamo rimasti spettatori ma abbiamo potuto constatare che il nostro governo giocava in serie B mentre in serie A giocavano Germania e Francia.

La Grecia è il Paese con il debito più alto in rapporto al PIL (180%) nella Comunità europea, e se fosse uscita - come era ventilato - i primi nella classifica del debito peggiore saremmo stati noi. Noi abbiamo un debito del 132% che appunto ci avrebbe garantito la pole position. Dunque, sarebbe opportuno verificare cosa sia possibile fare per evitare di diventare noi stessi, domani, la Grecia di oggi.

E' vero che il nostro debito pare essere sotto controllo ma, passatemi la metafora, anche certe montagne sembrano essere attentamente monitorate dai tecnici, poi, ogni giorno franano un po' fino a travolgere tutto all'improvviso.

Il debito, sappiamo, si risana con la crescita, con la ricchezza prodotta misurata con l'aumento del PIL, quindi - e lo avremo certamente sentito più volte - dobbiamo far ripartire la crescita. Sappiamo anche come fare: con le tanto attese riforme. Qualcosa sul fronte lavoro è stato portato avanti ma non si è visto ancora nulla per ridurre il "peso" della burocrazia, per abbassare il livello di tassazione; questo aspetto è difficile perché tagliare le entrate dello Stato senza ridurre le spese significa andare in deficit e ciò non è in linea con le normative europee che limitano il deficit al 3%.

Matteo Renzi ha proposto di ridurre la tassa sulla prima casa: è una buona proposta non solo perché riguarda l'80% degli italiani che sono proprietari di un'abitazione ma perché le somme non destinate a pagare le tasse potrebbero essere immesse in circolo e far crescere i consumi e dunque l'economia.

Ma abbassare la tassa sulla prima casa renderà possibile ridurre la tassazione anche alle aziende? Questo non ci sembra realistico. E allora mi viene in mente, l'esperienza drammatica del terremoto del 1976: fra l'alternativa di ricostruire le case o le aziende, si dette la precedenza a queste ultime. E fu una scelta vincente.

Che cosa significa questo? Che bisogna scegliere, e forse, una scelta corretta sarebbe quella di ridurre le spese dello Stato che, come conseguenza, porterebbe ad una "rivoluzione" sulle tasse e obbligherebbe la strutture pubbliche ad una necessaria riorganizzazione all'insegna dell'efficienza e del miglioramento.
Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn
Commenti
SCRIVI UN TUO COMMENTO

Ultimi post

  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
  • 11
  • 12
  • 13
  • 14
  • 15
  • 16
logo malu web